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mercoledì 19 Maggio 2021
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Agguato a Sannicandro, arrestati dopo due anni di indagini: tentarono di ammazzare un 36enne – VIDEO

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La mattina del 29 agosto del 2019, nelle campagne di Sannicandro, avrebbero esploso tre colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di un ragazzo di 36 anni seduto all’interno della propria auto, colpendolo alle gambe e provocandogli ferite multiple che, solo per un caso fortuito, non ne cagionarono la morte. Per questo, nella mattinata di oggi, i carabinieri di Modugno hanno arrestato il 27enne Daniele Novielli e il 29enne Domenico Marotta, entrambi di Sannicandro e già noti alle forze dell’ordine: per gli investigatori sono loro gli autori dell’agguato e dunque dovranno rispondere di tentato omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso, e di detenzione illecita di due pistole.

Quella mattina la vittima, sola e in un posto isolato, dopo aver chiamato i soccorsi, tentò di raggiungere il Policlinico di Bari. La sua corsa, però, terminò all’altezza di Santa Fara, dove a causa dei dolori lancinanti fu costretta a fermarsi venendo poi soccorsa e trasportata in ospedale. I carabinieri della Scientifica, sull’auto della vittima, riuscirono subito a rilevare un’impronta, poi ricondotta a uno dei due soggetti arrestati. Le immagini delle telecamere, acquisite da un sistema di videosorveglianza della zona – “nonostante il clima di diffusa omertà che ha connotato le fasi immediatamente successive al delitto”, dicono i carabinieri – oltre a individuare con certezza gli autori, hanno consentito di raccogliere utili elementi per sostenere che gli stessi abbiano agito con metodo mafioso.

I due, infatti, ritenuti appartenenti al sodalizio criminale che gestisce il traffico di droga nel comune di Sannicandro, hanno operato con freddezza e precisione, a volto scoperto, con platealità, ostentando la propria identità per conferire esemplarità al gesto, “evocando”, come si legge nella misura cautelare, “nel soggetto passivo, alla luce delle modalità adoperate per la commissione della condotta, la consapevolezza dell’appartenenza ad un’associazione mafiosa, sintomatica della quale appaiono i chiari segni di reticenza mostrati dalla persone coinvolte”.


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