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sabato 29 Gennaio 2022
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“Aveva un alibi, non è stato lui ad uccidere il nipote del boss”. Scarcerato a Bari dopo 10 mesi in cella

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Dopo dieci mesi in carcere con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio premeditato di Domenico Capriati, nipote del capo clan di Bari Vecchia, è stato scarcerato il pregiudicato barese 30enne Christian De Tullio. L’indagato, assistito dall’avvocato Carlo Russo Frattasi, stando a quanto accertato dagli uomini della squadra mobile coordinati dalla Dda, la sera dell’agguato, il 21 novembre 2018, aveva un alibi. Per questo è stata la stessa Procura a chiedere la revoca della misura cautelare nei suoi confronti. Ma la sua scarcerazione apre nuovi scenari sulla ricostruzione del delitto, con il possibile coinvolgimento di Eugenio Palermiti, boss del quartiere Japigia, dove l’omicidio è avvenuto.

Stando all’ipotesi accusatoria, Domenico Capriati, 49enne nipote del capo clan Tonino e fratello di Filippo, attuale reggente del gruppo mafioso, sarebbe stato ucciso su ordine del pregiudicato Maurizio Larizzi come punizione per aver tentato, una volta libero dopo una lunga detenzione, di assumere un ruolo egemone nel clan. Così due sicari, identificati in De Tullio e in Domenico Monti, ex braccio destro di Tonino Capriati, avrebbero ucciso il nipote del boss con dodici colpi di mitraglietta e pistola, sotto casa della vittima nel quartiere Japigia, feudo dei clan “amici” Parisi e Palermiti, mentre era con moglie e figlio e dandogli anche “il colpo di grazia” alla testa.

I tre (Larizzi, De Tullio e Monti) sono stati arrestati il 3 febbraio scorso. Le successive indagini – grazie alle telecamere installate nel borgo antico – hanno rivelato che De Tullio, al momento dell’omicidio, era a Bari vecchia, dove abita e, calcolando i tempi di percorrenza fino al rione Japigia, non avrebbe potuto raggiungere il luogo del delitto in pochi minuti. Nel provvedimento con il quale la gip del Tribunale di Bari Luigia Lambriola ha accolto l’istanza di scarcerazione fatta dal pm della Dda Federico Perrone Capano, c’è anche un riferimento al possibile coinvolgimento nel delitto del boss Palermiti. Lo ha rivelato agli inquirenti il capo clan del quartiere Carrassi Vincenzo Anemolo, ex alleato dei gruppi mafiosi di Japigia e da alcuni mesi collaboratore di giustizia.

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