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mercoledì 17 Agosto 2022
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“Istigava a compiere attentati”, 31enne pakistano fermato a Bari: portato in carcere

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Avrebbe inoltrato via WhatsApp “video e fotogrammi di propaganda jihadista, palesando un’esplicita attività di istigazione a commettere i delitti di partecipazione ad associazioni con finalità di terrorismo ed attentati terroristici”. I carabinieri del Ros hanno eseguito a Bari un decreto di fermo disposto dalla Dda di L’Aquila nei confronti del 31enne pakistano Arslan Faiz. Le indagini hanno documentato “un rapido ed intenso processo di ‘autoradicalizzazione’ islamica, che aveva assunto connotazioni estremiste di natura salafita”, e una “continua attività di propaganda apologetica, tramite Facebook, consistente in post e commenti a favore dei metodi terroristici e delle vittorie delle milizie talebane”.

Faiz – hanno accertato gli investigatori dell’antiterrorismo – si rivolgeva in lingua urdu ai propri concittadini, sia quelli residenti in Italia che in Pakistan, “tentando di influenzarli in senso radicale, pubblicando immagini elogiative dei talebani, e in particolare dell’organizzazione terroristica Tehrik-i-Taliban Pakistan”. Sul suo telefono, sottoposto a sequestro, sono stati infatti rinvenuti molti video e fotografie, alcuni dei quali anche pubblicati e condivisi sui social, dei campi di addestramento in Afghanistan, di miliziani armati, effigi di Osama Bin Laden e dei leader talebani, “con espressioni elogiative nei confronti delle organizzazioni jihadiste, invitanti anche esplicitamente al martirio contro gli infedeli”.

Il fermo, eseguito a Bari il 15 dicembre, è stato convalidato e nei confronti di Faiz è stata emessa ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Il 31enne, residente a Francavilla al Mare da circa 3 anni e impiegato come auto lavaggista, era stato precedentemente colpito, il 18 agosto scorso, dal provvedimento di espulsione dal territorio nazionale per ordine e sicurezza pubblica, emesso dal prefetto di Chieti, e si trovava perciò in attesa dell’esecuzione del rimpatrio coattivo. Le indagini sono coordinate dal procuratore Michele Renzo con la sostituta Simonetta Ciccarelli.

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