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giovedì 27 Gennaio 2022
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Tangenti, arrestati confermano mazzette a Lerario: “regalo natalizio” per appalto da due milioni

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Hanno risposto a tutte le domande confermando quanto già sostenuto dinanzi alla Procura nei giorni scorsi, i due imprenditori agli arresti domiciliari per corruzione dal 26 dicembre nell’ambito dell’indagine su tangenti all’ex capo della protezione civile regionale Mario Lerario. Quest’ultimo è in carcere dal 23 dicembre, arrestato in flagranza dopo aver intascato una mazzetta da 10 mila euro. Il primo ad essere sottoposto questa mattina ad interrogatorio di garanzia è stato Luca Leccese, di Foggia.

L’interrogatorio, celebrato da remoto, è durato poco più di venti minuti. Dinanzi alla gip Anna Perrelli e al procuratore Roberto Rossi, Leccese ha ammesso nuovamente di aver consegnato a Lerario una mazzetta da 10 mila euro, quella che è costata all’ex dirigente l’arresto in flagranza. Ha ribadito di aver voluto dare a Lerario un “regalo natalizio” come ringraziamento per un appalto da 2 milioni e 500 mila euro relativo a dei lavori al Cara di Borgo Mezzanone (Foggia) che la sua società aveva ottenuto. I difensori dell’imprenditore, gli avvocati Gianluca Ursitti e Nicola Zingrillo, si sono riservati di chiedere la revoca della misura cautelare.

Da remoto si è svolto anche l’interrogatorio dell’altro imprenditore arrestato, Donato Mottola. E’ durato circa un’ora e, anche in questo caso, l’imprenditore ha confermato di aver consegnato una mazzetta da 20 mila euro a Lerario “per un debito di riconoscenza” nei confronti della famiglia del dirigente, anche per ragioni personali. Ha poi precisato di non avere con Lerario alcun accordo preventivo relativo a quella dazione di denaro. Nell’interrogatorio Mottola è stato assistito dall’avvocato Maurizio Tolentino, mentre al co-difensore, l’avvocato Giovanni Bruno, non è stato consentito l’accesso nella caserma della Guardia di Finanza di Putignano dove si è celebrato l’interrogatorio, video-collegati con Bari, perché sprovvisto del super green pass. La difesa si riservata di chiedere la revoca o sostituzione della misura cautelare, anche sulla base del fatto che Mottola si è dimesso dalla carica di amministratore della società in affari con la protezione civile.

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