Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Trani, Ivan Barlafante, deciderà il prossimo 12 aprile sulla sorte di 32 imputati (uno ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato) accusati a vario titolo di fare parte di un vero e proprio sistema “di favori” in cambio di vantaggi economici. Tra gli imputati anche tre Carabinieri ed un agente di Polizia Penitenziaria.
Il procedimento, con conseguente richiesta del Pm di rinvio a giudizio, era partito dalle rivelazioni di un pregiudicato di Corato, T.N., divenuto collaboratore di giustizia. Le indagini hanno riguardato una lunga serie di furti e rapine commessi in comuni dell’Area metropolitana di Bari e della provincia di Barletta, Andria e Trani negli anni scorsi, tra il 2011 e il 2019.
Le rivelazioni del collaboratore di giustizia e di uno degli imputati (imprenditore anch’egli coratino, che ha patteggiato 2 anni e 6 mesi) hanno quindi permesso agli inquirenti di ricostruire una sorta di “sistema”. In particolare, l’imputato è stato accusato di aver organizzato il furto di gioielli e borse firmate nell’appartamento di un suo conoscente e nell’abitazione di un cugino, oltre ad essere il mandante di estorsioni aggravate nei confronti di un gioielliere barese.
Accusati a vario titolo dei reati di furto aggravato, ricettazione, riciclaggio, estorsione, tentativo di rapina e sequestro di persona, ci sono anche numerosi nomi noti alle cronache locali del Nord Barese e della provincia Bat, i quali avrebbero tratto spesso beneficio da favori concessi loro da pubblici ufficiali.
I tre Carabinieri, un vice brigadiere canosino, un luogotenente originario di Bisceglie ed un altro vicebrigadiere nativo di Andria, tutti in servizio a Molfetta, in particolare, sono finiti nell’inchiesta partita quasi due anni fa perché sospettati di aver sostanzialmente chiuso un occhio durante turni di servizio con condotte fraudolente ed in cambio di danaro o utilità di vario genere (per il primo, scrive la Procura della Repubblica di Trani nel suo impianto accusatorio, “500 euro ogni volta, parte della refurtiva”).
Tra le parti offese figura anche il Ministero dell’Interno, oltre a ben nove persone fisiche.








