Ambulanza e carabinieri, poi la corsa al pronto soccorso dell’ospedale di Molfetta. È finita così ieri, al campo comunale di Casamassima, la partita tra i padroni di casa dell’Arcobaleno Triggiano e gli ospiti della Puglia Sport Bari valida per il campionato allievi provinciali under 17: teatro dell’ennesima folle aggressione a un giovane arbitro di calcio. La vittima è un direttore di gara poco più che maggiorenne della sezione di Molfetta, colpito da uno dei calciatori della squadra ospite con un violentissimo pugno in faccia.
Il fattaccio accade a metà del secondo tempo. I ragazzini dell’Arcobaleno, di casa a Casamassima per via dei lavori non ancora ultimati al campo di Triggiano, stanno vincendo 4-1 contro i pari età della Puglia Sport. L’episodio che innesca la follia è un cartellino rosso sventolato sulla testa del portiere degli ospiti: un compagno di squadra del ragazzo, infatti, scatta dalla linea di metà campo, raggiunge l’arbitro alle spalle e sferra un colpo ‘a uncino’ che colpisce il direttore di gara in pieno volto.
Il ragazzo cade a terra tramortito, perde sangue dal naso e dopo qualche secondo ha solo la forza di fischiare tre volte la fine anticipata del match. I primi soccorsi sono prestati dall’allenatore dell’Arcobaleno, mister Nicola Albore: papà di Tiziano, ironia della sorte, arbitro di Triggiano che a 19 anni, nel 2019 a Japigia, venne brutalmente aggredito durante una partita tra Virtus Palese e Levante Bitritto.
Il tecnico chiama 118 e carabinieri. I sanitari arrivati in ambulanza prestano i primi soccorsi, i militari raccolgono tutte le testimonianze. Le condizioni dell’arbitro fortunatamente non sono gravi, ma lo stato di shock persiste e non è nelle condizioni di guidare l’auto con cui ore prima era arrivato allo stadio. Ad accompagnare il ragazzo al pronto soccorso di Molfetta è proprio l’allenatore dell’Arcobaleno, con uno dei dirigenti del Casamassima allo stadio in quanto ‘padrone’ della struttura.
Nel 2019 l’aggressione subita da Tiziano Albore (che accompagnato all’ospedale di Corato venne giudicato guaribile in 10 giorni) portò a un’inchiesta con dieci persone indagate: tre calciatori minorenni, sei genitori e un dirigente. Facile immaginare che, anche in questo caso, la questione non sia ancora terminata.








