Gli scatti del noto fotografo pugliese Davide Pischettola ancora una volta affascinano le testate straniere, finendo sui giornali di tutto il mondo. Le sue immagini, che sembrano dei piccoli quadretti, sono frutto di un accurato reportage dedicato ai pescatori di Molfetta, e immortalano la luce che filtra attraverso i pescherecci, le mani forti dei marinai e i gabbiani che si stagliano sul mare.
Le foto sono state pubblicate da giornali che trattavano il delicato argomento della pesca a strascico, e sono state selezionate grazie all’agenzia internazionale con la quale Pischettola collabora da diverso tempo. Francia e Spagna sono solo alcuni dei Paesi che hanno scelto di riportare le immagini provenienti da Molfetta. “Ho voluto documentare la quotidianità dei pescatori per tramandare ai posteri questa arte, che entro il 2030 potrebbe scomparire”, racconta a Telebari l’artista, “perché la tecnica più utilizzata nel sud Italia è la pesca a strascico, un metodo che ha dato vita a numerosi dibattiti nell’ambito della Commissione Europea”. Gli animalisti infatti sostengono che questo tipo di pesca distrugga profondamente i fondali e danneggi conseguentemente l’habitat marino, con il rischio che nelle reti rimangano incagliate tartarughe, animaletti vari e persino, in alcuni casi, ordigni bellici.
Degli studi recenti poi, spiega Pischettola, dimostrerebbero che la tecnica in questione solleva il carbonio, che con il passare degli anni diventa CO2, andando quindi a finire nell’atmosfera e contribuendo all’inquinamento. “Quando faccio un lavoro del genere non espongo mai un mio giudizio personale”, conclude, “però bisogna sottolineare che continuando su questa strada il settore della pesca scomparirà quasi completamente dal meridione, comportando ripercussioni anche sull’indotto ittico. Basti pensare che a Molfetta di pescherecci ne sono rimasti pochi, e ascoltando i marinai si può percepire la loro rassegnazione in merito. È tradizione inoltre vederli vendere il pesce freschissimo, appena pescato, sulla banchina, e parliamo spesso di prodotti utilizzati per fare il brodo, come le cicale o altri molluschi, o ancora i polipi. Certamente se tutto questo dovesse scomparire, si andranno a perdere anche le nostre tradizioni. Però che ci sia una tematica ambientale da tenere in considerazione, questo è indubbio”.






