Niente acqua calda, finestra del bagno rotta, e squittire di topi non lontani dai bambini. Ancora una denuncia sulle condizioni dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, “in cui le carenze organizzative e strutturali penalizzano i pazienti, e anche il personale che sempre disponibile”, ci scrive una mamma, che lamenta lunghi tempi di attesa nel pronto soccorso e disagi nel successivo ricovero.
La donna invia una lunga denuncia (firmata), che si aggiunge alla segnalazione pubblicata da Telebari di un’altra mamma, per 17 ore in attesa del ricovero in reparto. “Oggi che sento sia quasi tutto tornato alla normalità, scrivo sperando che si possa fare qualcosa”, è la lettera di Ilaria, barese, mamma del piccolo Alessandro di due mesi. “Circa tre settimane fa il mio bimbo, che all’epoca aveva poco più di un mese, aveva mostrato i primi sintomi di raffreddore”, ricorda. E via la trafila di lavaggi nasali, aerosol, Rinorex. Nulla da fare, il bimbo peggiora. “Una notte a causa dei muchi in gola, resta senza respiro per pochi secondi – spiega – Allora con mio marito facciamo i soliti lavaggi: resta soffocato, diventa cianotico, occhi fuori dalle orbite, corsa al pronto soccorso del Giovanni XXIII”. Nel pronto soccorso “ci accolgono subito dicendoci che siamo stati fortunati in quanto si era appena liberato qualche posto, nonostante le bronchioliti stiano facendo riempire gli ospedali – dice Ilaria – Il personale bravissimo, passiamo in zona grigia perché se non si ha l’esito del tampone Covid, non si accede giustamente in reparto”. Il problema sono i tempi. “All’una di notte io e Alessandro entriamo in questo corridoio buio: non vedo medici, faccio presente che mio figlio è vivo per miracolo e che ho paura possa capitare ancora, attaccano un saturimetro. Io per paura che potessimo infettarci dormo con la finestra aperta e mi tolgo tutti gli indumenti possibili per tenerlo al caldo”.
Notte insonne, i risultati arrivano “la mattina seguente alle 11”. Quindi il trasferimento nel reparto di Pediatria. “Tutto pieno, unico posto in una quadrupla insieme a una bimba con mononucleosi, una con broncopolmonite ma in fase di guarigione e un bimbo per una polisonnografia – ricostruisce Ilaria – A detta dei medici mio figlio ha solo un forte raffreddore. Nella nostra stanza mi dicono che il giorno prima era stato trovato un topo morto, ma non era l’unico: la notte si sentiva squittire. Erano nel controsoffitto credo, o nei tubi di aerazione”. Non è tutto. “Nel bagno la finestra era rotta bloccata a vasistas, immaginate il freddo in questi giorni soprattutto la notte – assicura la donna – e, dulcis in fundo, non c’era l’acqua calda. In ospedale, in un reparto pediatrico, è impossibile lavare i bambini, che per altro sono lì proprio per raffreddore e bronchiti, assurdo”. Ilaria racconta di avere fatto notare a medici e infermieri le diverse problematiche, tanto che la finestra viene subito riparata. “A un certo punto decido di andare via dall’ospedale perché il letto accanto a mio figlio sarebbe stato occupato da una broncopolmonite severa e di fronte sarebbe arrivato un caso di bronchiolite – conclude – Avevo paura mio figlio si infettasse, ho dovuto mettere firma e andare via. Purtroppo i protocolli per le dimissioni mediche sono molto rigidi, e avrei dovuto aspettare giorni e giorni per avere in ospedale la possibilità di fare un’ecografia all’encefalo per mio figlio, che invece ho provveduto a fare privatamente, a pagamento, il giorno dopo”.







