La Procura antimafia di Bari ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione del giudice di primo grado che a maggio scorso aveva condannato 40 narcotrafficanti, appartenenti ai clan Parisi e Palermiti del quartiere Japigia di Bari, ritenuti componenti della “società della guerra”. La gup Valeria Isabella Valenzi aveva disposto, al termine di un processo con il rito abbreviato, pene comprese tra i 20 anni e i 2 anni e 4 mesi di reclusione a carico di 40 persone, riconoscendo le attenuanti previste dall’atteggiamento collaborativo.
Ma sul punto i pm antimafia Fabio Buquicchio ed Ettore Cardinali non sono concordi e hanno presentato ricorso contro 28 dei 40, evidenziandone invece la rilevanza nell’ambito dell’associazione criminale. Tra i 28 il capoclan Eugenio Palermiti, suo figlio Gianni e suo nipote Antonino, e il fratello dell’altro boss del quartiere Savinuccio, Radames Parisi. Per la Dda “la quantità di prove raccolte è tale che la confessione finisce per essere semplicemente una presa d’atto di quelle che sono le evidenze e solamente nel tentativo di ottenere una pena più mite, limitandosi ad ammettere il fatto materiale, senza fornire alcun elemento riguardo la responsabilità di altre persone”. Non solo: anche la tempistica, per l’antimafia, porta a ritenerle strumentali perché fatte a distanza di 7-8 anni, “affidate a uno scritto depositato in udienza”, in alcuni casi “poco prima della sentenza”.








