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Home » Regione » Taranto » “Terapia del sesso assurda, ma non fu violenza: due donne rifiutarono”. Così i giudici negano il carcere per Miniello

“Terapia del sesso assurda, ma non fu violenza: due donne rifiutarono”. Così i giudici negano il carcere per Miniello

diLa Redazione
4 Febbraio 2022
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“Per quanto deontologicamente scorretta, la condotta di Miniello non risulta né irresistibilmente coattiva né posta in essere con approfittamento delle condizioni di inferiorità fisica o psichica delle pazienti”, tanto è vero che “la proposta terapeutica alternativa” di rapporti sessuali come cura per il papillomavirus “era apparsa talmente surreale” alle pazienti da rifiutarla. Sono alcuni dei passaggi del provvedimento con il quale i giudici del Tribunale del Riesame di Bari hanno rigettato l’appello della Procura che chiedeva il carcere per il ginecologo barese Giovanni Miniello.

Questi è agli arresti domiciliari dal 30 novembre scorso per violenza sessuale su due pazienti durante le visite. In quell’occasione il gip non riconobbe il reato di violenza sessuale con riferimento alla proposta che il medico avrebbe avanzato ad altre due pazienti di avere rapporti sessuali con lui per curarle dal papillomavirus. Secondo i giudici la proposta del rapporto sessuale come cura è “fuori dal campo d’azione della violenza o della minaccia costrittiva, tutt’al più potrebbe integrare gli estremi di una condotta induttivo-manipolativa finalizzata a trarre in inganno la vittima circa l’equivalenza di efficacia delle due strade di guarigione dal papillomavirus astrattamente percorribili, quella convenzionale con la sperimentale sessuale”. Dalle dichiarazioni delle stesse donne, evidenziano i giudici, “emerge la percezione avuta della improbabilità, al limite dell’assurdo, che una tale pratica sessuale potesse avere un effetto curativo”.

La Procura, invece, chiedeva di riconoscere come violenza sessuale anche le “terapie del sesso” che Miniello proponeva come cura per il papillomavirus e per prevenire il tumore dell’utero e di ritenere non tardive le querele di altre due pazienti che hanno denunciato molto tempo dopo i fatti, solo quando hanno compreso – secondo i pm – di essere state vittime di abusi. “Le vittime – scrivono i giudici a questo proposito – avevano ben compreso lo sconfinamento del limite dell’attività diagnostico terapeutica di Miniello” già nel corso delle visite e “non si comprende come possa ragionevolmente sostenersi che abbiano acquisito consapevolezza di aver subito molestie sessuali solo dopo” tanto tempo.

Il Tribunale del Riesame di Bari ha dunque rigettato l’appello della Procura che chiedeva la detenzione in carcere per Giovanni Miniello. I giudici hanno quindi confermato la detenzione del medico agli arresti domiciliari. Nei suoi confronti, dopo l’arresto, sono state presentate denunce di abusi subiti da altre donne, portando il numero delle presunte vittime a 16 e a 29 gli episodi contestati di violenza sessuale e lesioni. Nell’indagine dei carabinieri, coordinata dal procuratore Roberto Rossi con l’aggiunto Giuseppe Maralfa e le sostitute Grazia Errede e Larissa Catella, il medico è accusato di aver proposto rapporti sessuali come cura per il papillomavirus e per prevenire il tumore dell’utero e di aver poi abusato delle pazienti durante le visite.

Esulta la difesa. “Il provvedimento del Tribunale del Riesame di Bari di oggi e, prima, quello del gip, si sono posti in perfetta linea con i fondamentali principi in materia di libertà personale. Quanto affermato dai giudici consente di ribadire la necessità di dare privilegio all’accertamento penale evitando ogni disinformazione derivante dal processo mediatico. Grande soddisfazione”. Lo dichiara in una nota l’avvocato Roberto Eustachio Sisto (studio FPS), difensore di Giovanni Miniello. Il legale commenta il provvedimento con il quale il Tribunale del Riesame, confermando quanto già sostenuto dal gip nell’ordinanza di arresto, ha oggi rigettato l’appello della Procura che chiedeva il carcere per il medico ritenendo qualificabili come violenza sessuale anche le proposte di rapporti sessuali che il professionista faceva alle pazienti presentandole come cura per il papillomavirus.

Aggiornamento:

La Procura di Bari sta valutando se impugnare in Cassazione il provvedimento con il quale i giudici del Riesame hanno rigettato l’appello dei pm che chiedevano il carcere per il ginecologo barese Giovanni Miniello. Il medico è agli arresti domiciliari dal 30 novembre scorso per due episodi di presunta violenza sessuale aggravata relativi a palpeggiamenti su pazienti durante le visite. La Procura, però (il procuratore Roberto Rossi, l’aggiunto Giuseppe Maralfa e le due pm Grazia Errede e Larissa Catella), aveva formalizzato accuse anche per altri 6 episodi, in parte relativi a proposte di rapporti sessuali come cura per il papillomavirus e per questo insisteva per la misura cautelare più restrittiva. Secondo i giudici, invece, la mera proposta, tra l’altro rifiutata dalle donne, non è qualificabile come abuso sessuale perché era palesemente una pratica “surreale” e “assurda” di cui le stesse presunte vittime era consapevoli. Gli stessi giudici, però, hanno poi depositato le motivazioni di un altro provvedimento nell’ambito della stessa vicenda, quello che il quale un mese fa hanno rigettato il ricorso della difesa confermando gli arresti domiciliati per i due episodi di palpeggiamenti. In quell’atto parlano di “piattaforma indiziaria particolarmente grave”, ritenendo che “l’intera vicenda pone in luce la personalità connotata in senso deviante dell’indagato, incline al coinvolgimento in vicende criminali di particolare allarme sociale”. I giudici (Giulia Romanazzi, Giuseppe Montemurro e Arcangela Stefania Romanelli) descrivono di Miniello la “assoluta carenza di freni inibitori unitamente alla immoralità e depravazione sessuale”, tanto che avrebbe “nel tempo predisposto un articolato programma di adescamento delle sue vittime idoneo ad offrirgli la via più breve per la consumazione di atti sessuali con donne che, per ragioni di cura, si presentavano al suo cospetto mostrando zone erogene”. Secondo i giudici, inoltre, Miniello avrebbe cioè “colto l’occasione terapeutica per sfruttare il proprio rapporto di fiducia e realizzare condotte sessuali nell’ambito di un rapporto di totale affidamento tra medico e paziente”.

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