Dai virus respiratori alla corsia, passando per il pronto soccorso
Nella stagione 2025-2026 le infezioni respiratorie acute hanno raggiunto il picco nella 51ª settimana del 2025, a pochi giorni da Natale, con 17,6 casi ogni mille assistiti, come riporta la circolare sull’influenza pubblicata dal Ministero della Salute il 23 giugno 2026.
A contagiarsi di più sono i bambini piccoli, mentre fra chi ha bisogno di un ricovero pesano soprattutto gli anziani, per i quali un’infezione delle vie respiratorie può diventare una polmonite o aggravare un cuore e dei polmoni già affaticati. Basta seguire questi pazienti dentro l’ospedale per capire perché, a ogni inverno, la pressione si scarichi sulla medicina interna.
Dal pronto soccorso al reparto, dove si forma l’ingorgo
Quando il medico del pronto soccorso decide che un paziente va ricoverato, il passo successivo dipende da un letto libero in corsia. Se il letto non c’è, il paziente resta nell’area di emergenza ad aspettare, a volte per molte ore, e questa attesa prende il nome di boarding. Nel frattempo continuano ad arrivare altre persone, sicché il pronto soccorso si riempie per un problema che sta ai piani superiori, nei reparti che non riescono a liberare posti abbastanza in fretta.
Nelle settimane di picco, di conseguenza, conta anche il tempo che passa fra l’uscita di un paziente e l’arrivo del successivo. Finché il letto non è sanificato e rifatto, chi aspetta in pronto soccorso resta in barella, e ogni passaggio che si allunga in corsia si somma alle ore di boarding al piano di sotto. Il riassetto dell’unità di degenza non si può comprimere più di tanto, perché igiene e sicurezza vengono prima della fretta, e per chi coordina il personale la leva sta piuttosto nell’organizzazione: turni, materiali a portata di mano, meno operazioni ripetute. In questo quadro rientra anche la biancheria, perché esistono tessili tecnici pensati apposta per la degenza. Fra le altre si possono citare le lenzuola e coperte per la degenza ospedaliera proposte da HIP, realtà presente da oltre quarant’anni nelle strutture sanitarie.
Perché è proprio la medicina interna a reggere il peso
La medicina interna accoglie i pazienti che hanno più di un problema insieme, come l’anziano con diabete, scompenso cardiaco e una broncopneumopatia cronica a cui l’infezione invernale ha tolto l’ultimo margine. Sono persone che non trovano posto in un reparto specialistico, perché nessuna delle loro malattie da sola spiega il ricovero, e che restano in corsia più a lungo di un paziente giovane.
A riempire i letti, inoltre, concorrono più virus insieme. Dalla stagione 2025-2026 la sorveglianza nazionale ha smesso di contare le sole sindromi simil-influenzali e segue tutte le infezioni respiratorie acute, tanto che già a fine ottobre 2025 il primo rapporto stagionale RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità stimava 427 mila casi in una settimana, con rhinovirus, SARS-CoV-2 e virus parainfluenzali in testa alle positività. Per un anziano fragile ciascuno di questi virus può valere un ricovero, e le ondate che si sovrappongono allungano il periodo in cui i letti scarseggiano.
Più pazienti e meno mani nelle settimane delle feste
Il picco cade di solito fra la seconda metà di dicembre e gennaio, quando i turni devono già fare i conti con le ferie natalizie e quando anche medici e infermieri si ammalano come il resto della popolazione. Ogni paziente in più, in un reparto che lavora oltre la propria capienza, porta con sé terapie da somministrare, igiene, mobilizzazione e un letto da preparare, per cui il carico cresce più in fretta del numero dei ricoveri.
Per questo le scelte che pesano di più si fanno in autunno, prima che la curva salga. Dal 2019 le linee di indirizzo nazionali chiedono agli ospedali un piano per gestire il sovraffollamento del pronto soccorso, che prevede fra l’altro una quota di posti letto riservata ogni giorno ai ricoveri urgenti, la sospensione temporanea dei ricoveri programmati e le dimissioni anche nei giorni festivi. Fuori dall’ospedale, intanto, la vaccinazione degli anziani riduce il numero di chi arriverà in barella a dicembre.
Domande Frequenti (FAQ)
Che cosa si intende per boarding in pronto soccorso?
È il tempo che un paziente trascorre in pronto soccorso dopo che i medici hanno deciso di ricoverarlo, mentre aspetta che in reparto si liberi un letto. In questa fase la persona resta su una barella o in un’area di osservazione, assistita da un personale che nel frattempo deve occuparsi anche dei nuovi arrivi.
Il vaccino antinfluenzale serve a ridurre i ricoveri degli anziani in inverno?
La vaccinazione riduce il rischio di forme gravi e di complicanze, cioè proprio le situazioni che portano in ospedale una persona anziana con l’influenza. Per la stagione 2026-2027 la circolare del Ministero della Salute la raccomanda e ne prevede l’offerta gratuita dai 60 anni in su, oltre che alle persone con malattie croniche, e conviene farla in autunno, prima che i virus circolino con forza.
Come si organizzano i reparti ospedalieri per il picco invernale dei ricoveri?
Di solito si riserva ogni giorno una quota di posti letto ai pazienti in arrivo dal pronto soccorso, si programmano dimissioni anche nel fine settimana e si concordano con il territorio i trasferimenti verso strutture di cure intermedie o l’assistenza domiciliare. In alcuni ospedali si rinviano anche gli interventi programmati che richiedono un letto dopo l’operazione, così da lasciare spazio ai ricoveri urgenti.







