Nuovo appuntamento con la rubrica di Telebari ‘Se Milano avesse il mare’, per raccontarvi il legame tra le due città e tante storie di ‘emigrati’ baresi nel mondo. Se avete segnalazioni, potete scrivere all’indirizzo mail redazione@telebari.it , specificando nell’oggetto il nome della rubrica ‘Se Milano avesse il mare’, o contattarci tramite Messenger.
Cosa lega Bari a Brera, il quartiere degli artisti che si trova nel centro di Milano? Fino a qualche anno fa ero a conoscenza solo di un legame di tipo gastronomico, rappresentato da un locale che i proprietari, con un guizzo creativo – e forse aiutati da copywriter geniali –, avevano chiamato “Breri”. Dietro questa crasi, un po’ “linobanfesca”, si nascondeva l’arte culinaria di Leonardo Bux, il titolare della pasticceria Mercantile, che era riuscito per qualche tempo a far assaggiare ai milanesi e ai tanti i pugliesi che si incontravano lì i sapori tipici baresi, tra cui gli altrove introvabili panzerottini, per intenderci quelli alla “kitemmurt”. Poi, però, il locale ha chiuso, lasciando un vuoto di baresità che solo recentemente sono riuscito a colmare. Perché ho scoperto che, passeggiando tra le tipiche vie lastricate con ciottoli di fiume di Brera, tra le vetrine delle tante gallerie antiquarie ce n’è una che ospita una teca piena di bottiglie raffiguranti l’icona ben riconoscibile di San Nicola.
Perdonate il passaggio un po’ brusco tra il profano (per quanto sulla santità del panzerotto, secondo me, si dovrebbe aprire una discussione…) e il sacro. Accostamento che d’altronde a Brera non è così inusitato: si tratta pur sempre di un quartiere in cui, negli scorsi secoli, conventi e collegi femminili coesistevano con bordelli, che secondo una teoria non verificata erano suddivisi tra le due vie dei Fiori chiari, sede della virtù, e dei Fiori oscuri, sede del vizio. Ed è proprio in una delle vecchie “case chiuse” di Brera che si trova la Galleria Baroni, la “casa” in cui il professor Sergio Baroni ospita la sua collezione di bottigliette di San Nicola. Esperto d’arte, antiquario, due lauree in Storia e Filosofia all’Università di Bologna e in Sociologia all’Università di Urbino, il professor Baroni è una persona che sembra appartenere per modi e portamento a un’altra epoca, un po’ simile ai tesori antichi che custodisce nella sua galleria in cui mi guida con cortesia: “Ho iniziato a collezionare queste bottiglie una ventina di anni fa, acquistandone un primo lotto”, racconta. Da allora ha arricchito man mano la sua collezione e non se n’è mai voluto privare, arrivando oggi a poter esporre una quarantina di bottiglie per lo più databili tra il XVI e il XIX secolo. Si tratta di manufatti realizzati da maestri vetrai muranesi e decorati poi da artigiani baresi: “Non bisogna dimenticare infatti che San Nicola è anche il Santo Patrono di Murano e di conseguenza dei vetrai”, aggiunge Baroni.
Le bottiglie erano destinate a custodire la manna, ossia l’acqua quasi pura che si forma nella tomba del Santo nell’omonima Basilica di Bari, e che si formava già nella Basilica di Mira. Da questa cittadina dell’attuale Turchia, come tutti sappiamo, alcuni marinai e commercianti baresi trafugarono le ossa del Santo nel 1087. Altrettanto noto è il fatto che non le presero tutte: i veneziani, poco dopo, completarono l’opera e portarono le restanti reliquie nella chiesa portuale di San Nicolò del Lido, già eretta in onore del Santo un secolo prima. Da qui nasce l’incrocio tra Bari e Murano: già patrono dei marinai, San Nicola lo divenne anche dei vetrai, oltre a proteggere nelle credenze religiose anche le fanciulle da marito, i bambini e un lungo elenco di località e categorie professionali. “San Nicola è probabilmente il Santo che ha subito più trasformazioni”, racconta il professor Baroni davanti alle sue bottiglie multiformi: boccette, curiose ampolle, bottiglie di tipo più tradizionale e bottiglioni. Alcune sono ancora sigillate e contengono del liquido, e per l’antiquario non ci sono dubbi: “Si tratta della manna, in due bottiglie è ben visibile”, dice mostrandomele. Sulla maggior parte dei manufatti il patrono di Bari è raffigurato nella sua iconografia più conosciuta, ossia assieme alle famose tre palle, e cioè i tre sacchetti di monete con cui tradizione vuole che il Santo abbia aiutato tre fanciulle, salvandole da una vita di miseria e permettendo loro di sposarsi. E sono proprio un regalo per novelli sposi – anche se del 1700 -, le bottigliette più particolari della collezione di Baroni: “Si tratta di quattro coppie di bottiglie a forma di cuore, inserite in una custodia di seta ricamata con inserti in oro e argento, che venivano regalate a moglie e marito come buon augurio”. Sono gli oggetti a cui il professore è più affezionato e anche quelli, come mi rivela, di maggior valore.
Il richiamo ai soldi, che volete farci, risveglia la mia parte più prosaica. E così, a proposito dell’ennesimo accostamento tra sacro e profano, sul finire del nostro incontro non resisto e chiedo al professore quanto valga la sua collezione: “Non so dirle una cifra precisa, ma in ogni caso non ho alcuna intenzione di venderla. Posso però dirle di aver rifiutato un’offerta ricevuta da un collezionista russo”. Valore dell’offerta? “Cinquantamila euro”. Chissà quanti avrebbero fatto lo stesso.







