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mercoledì 26 Gennaio 2022
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Mazzette tra champagne e manzo pregiato, ‘regali di Natale’ per Lerario. “E sapeva di essere intercettato”

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“Gli ho portato un pensiero che era un cesto natalizio e un cartone con una bottiglia di champagne”. Così, come riporta l’Ansa, si è giustificato l’imprenditore Luca Ciro Giovanni Leccese, di Foggia e titolare della società Edil Sella, interrogato in merito alla tangente da 10mila euro, in 200 banconote da 50 euro, che avrebbe consegnato all’ormai ex dirigente della Protezione civile regionale, Mario Lerario.

Entrambi sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, il primo è ai domiciliari mentre l’altro è in carcere. Ai domiciliari è finito anche Donato Mottola, di Noci e titolare della società Dmeco Engineering, accusato di aver consegnato il giorno prima a Lerario un’altra tangente da 20mila euro: una “manzetta”, la chiama lui al telefono parlando con la moglie dopo aver recapitato al dirigente il “regalo di Natale”. Cioè una “mazzetta” nascosta in un pezzo di manzo pregiato.

Entrambi gli imprenditori, hanno accertato le indagini della Guardia di Finanza, avevano con la Protezione civile regionale appalti per un totale di circa 5,3 milioni di euro: per la realizzazione di container per l’isolamento dei migranti positivi al Covid nel Cara di Borgo Mezzanone, per gli uffici della sede di Foggia del numero unico 112 nell’aeroporto, per l’ospitalità di migranti lavoratori stagionali sempre nel Foggiano e anche per l’installazione di strutture prefabbricate mobili di emergenza per pre-triage a servizio e supporto delle strutture ospedaliere durante la pandemia.

Gli imprenditori hanno confessato, conferma ancora l’Ansa, spiegando che quel denaro era una loro personale iniziativa: un “regalo” al dirigente, come ringraziamento per i lavori che erano stati affidati loro. Negli atti, in cui sono contenute intercettazioni telefoniche e ambientali cominciate almeno da maggio 2021 nell’ambito della più ampia indagine della Procura sull’ospedale Covid in Fiera, emerge “l’esistenza di una fitta rete di rapporti tra il pubblico ufficiale e gli imprenditori coinvolti, caratterizzata dall’asservimento, in cambio di un tornaconto personale, della funzione pubblica del primo agli interessi economici dei secondi”.

La gip parla di “mercimonio delle pubbliche funzioni” sottolineando che durante le indagini il dirigente si sarebbe anche “preoccupato di far bonificare il proprio ufficio dove erano state sistemate cimici audio-video”, consapevole di essere intercettato, in un atteggiamento di “spregio assoluto per la funzione pubblica rivestita”.

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