Nuovo appuntamento con la rubrica di Telebari ‘Se Milano avesse il mare‘, per raccontarvi il legame tra le due città e tante storie di ‘emigrati’ baresi nel mondo. Se avete segnalazioni, potete scrivere all’indirizzo mail redazione@telebari.it , specificando nell’oggetto il nome della rubrica ‘Se Milano avesse il mare‘, o contattarci tramite Messenger.
D’accordo: se Milano avesse il mare… e il resto lo conosciamo. Ma se invece fosse Bari a voler assomigliare a Milano? La domanda si sta facendo sempre più spazio nella mia testa, alla luce di alcune notizie che leggo o che mi riferiscono i miei amici “di giù”. Se a livello gastronomico anche a Bari è ormai da tempo sdoganato il sushi (che è giapponese, ma ammettiamolo: in Italia tutti lo associamo a Milano), adesso anche a livello urbanistico sembra che Bari stia strizzando l’occhio al capoluogo lombardo. Ha iniziato il milanese Stefano Boeri, archistar famoso in tutto il mondo per il Bosco Verticale di Milano, progettando un altro “Bosco”, in questo caso orizzontale, sul lungomare (il nome esatto del progetto è Verdemare Lungomare Bari). E adesso un altro studio, anche questo milanese, ha progettato quello che diventerebbe il grattacielo più alto di Bari: una torre di 120 metri alle spalle dell’ex Fibronit. A firmare quest’ultimo progetto è lo studio ACPV architects, acronimo di Antonio Citterio e Patricia Viel. Quest’ultima, francese di nascita ma ormai da decenni a Milano, ha progettato, tra le altre cose, anche alcune torri (24 piani l’altezza massima), che sorgono nel nuovo quartiere di Cascina Merlata, lì dove un tempo si tenne l’Expo 2015.
In effetti quella delle “torri” è una tendenza che a Milano si vede da anni, in zone periferiche e più centrali. Basti pensare all’Unicredit Tower o alla Torre Allianz (o Isozaki), che si contendono, a seconda dei parametri utilizzati, il titolo di edifici più alti d’Italia con i loro oltre 230 metri d’altezza, che d’un colpo hanno fatto impallidire i 127 metri dell’iconico Pirellone di Giò Ponti. E se andate su Wikipedia e verificate quali sono i palazzi più alti d’Italia, vedrete che tra i primi 10, 7 si trovano a Milano e quasi tutti si chiamano “torre” e qualcosa. Che Milano fosse una “città che sale” lo aveva d’altronde capito già ai primi del Novecento il pittore futurista Umberto Boccioni, che proprio a Milano dipinse l’olio su tela con quel nome, oggi esposto al MoMa di New York. Quello che Boccioni non poteva immaginare è che, come sta emergendo in queste ultime settimane, Milano è una città che sale anche dove non dovrebbe: sono diversi i fascicoli d’ipotesi di reato aperti dalla Procura milanese per “autorizzazioni allegre” rilasciate a progetti edilizi che non avrebbero rispettato le volumetrie. Per spiegarla brutalmente: al posto di edifici bassi, a volte addirittura di garage, sarebbero sorte torri mastodontiche e – ma lo stabiliranno i giudici – forse abusive. Il terremoto che sta colpendo gli uffici Urbanistica di Palazzo Marino pare stia comportando stress e richieste di trasferimento tra chi vi lavora. E allora, che quanto sta accadendo a Milano sia almeno da monito per gli urbanisti che dovranno decidere se, oltre a Torre a mare e Torre Quetta, Bari verrà invasa di colpo da altre torri.







