Nuovo appuntamento con la rubrica di Telebari ‘Se Milano avesse il mare‘, per raccontarvi il legame tra le due città e tante storie di ‘emigrati’ baresi nel mondo. Se avete segnalazioni, potete scrivere all’indirizzo mail redazione@telebari.it , specificando nell’oggetto il nome della rubrica ‘Se Milano avesse il mare‘, o contattarci tramite Messenger.
Dai lucchetti d’amore a quelli per i Bed&breakfast: i milanesi hanno il portafoglio al posto del cuore. E i baresi?
In principio erano i “lucchetti d’amore”. In Italia viene subito in mente Ponte Milvio a Roma, dove poco dopo il Duemila iniziò a dilagare questa moda, incoraggiata anche da opere pop come “Ho voglia di te”. Ma pure Milano non scherza, in quanto a innamorati che si giurano amore eterno blindando metaforicamente le proprie intenzioni con lucchetti. Li si trova sui ponti che attraversano il Naviglio, lungo la Martesana, alla Darsena e anche vicino al Ponte delle Sirenette di parco Sempione – le cui sculture un tempo erano oggetto di altri rituali scaramantici sempre tra innamorati, simili alla sorte che subisce la statua di Giulietta a Verona.
Oggi, però, anche a Milano la moda dei lucchetti d’amore rischia di essere eclissata da un’altra tendenza, molto più prosaica: quella dei (maxi) lucchetti dei bed and breakfast o di altre strutture extralberghiere. Perché in fondo si sa, i milanesi hanno il portafoglio al posto del cuore. Contestualizziamo un attimo. Il boom del turismo nel capoluogo lombardo ha portato molti possessori di seconde case a convertirle in strutture ricettive, messe poi a disposizione dei turisti attraverso piattaforme come Airbnb o Booking. Molto spesso, però, i proprietari di queste case non possono o non riescono a stare dietro alle esigenze dei clienti, e magari a essere presenti al momento del check-in. La soluzione? Lasciare le chiavi di casa in maxi lucchetti dotati di una combinazione numerica, posizionati nei pressi delle abitazioni messe in affitto. Basta comunicare all’ospite dove trovare il lucchetto e qual è la combinazione e il gioco è fatto.
In breve tempo questi grandi lucchetti sono spuntati non solo sulle inferriate di cancelli condominiali, ma anche in luoghi inusuali e soprattutto sullo spazio pubblico: vicino a pali della luce o contatori del gas, alle fermate della metro, sulle rastrelliere per le biciclette del bike sharing cittadino o sui cestini dei rifiuti. Suscitando a volte la curiosità dei cittadini (evidentemente quelli che non hanno seconde case da affittare), che in alcuni gruppi social dedicati ai vari quartieri postano foto e chiedono cosa siano queste strane “scatole”, e a volte i timori di chi, sapendo di che si tratta, ne fanno anche una questione di sicurezza: chi controlla effettivamente le persone che entrano nei palazzi con quelle chiavi?
Anche se non c’è un preciso dato numerico a riguardo, il fenomeno – visibile a chi presti un minimo di attenzione all’ambiente che lo circonda – ha iniziato ad assumere proporzioni tali da spingere la politica cittadina a intervenire. Nello specifico, è stato un consigliere comunale del Pd, Michele Albiani, a presentare una mozione che “impegni il sindaco e la giunta a disporre la rimozione immediata di questi lockbox”. L’iniziativa ha suscitato qualche polemica, soprattutto in nome del famoso benaltrismo – “ma con tutti i problemi che ci sono a Milano, dobbiamo pensare proprio a queste lockbox?” – che sappiamo essere ahimè una caratteristica piuttosto presente nel dibattito pubblico nostrano. Il consigliere dem ha però giustificato la sua mozione parlando di “vero e proprio abuso”: “L’utilizzo dello spazio pubblico risulta essere privo di autorizzazione o richieste di occupazione, men che meno dietro il pagamento di qualche tributo, portando così un vantaggio economico a pochi privati, a scapito del decoro cittadino e del bene comune”. Albiani ha quindi affermato che quella da lui proposta è solo una soluzione nell’immediato, ma che Palazzo Marino è già al lavoro per vietare strutturalmente l’utilizzo dei maxi lucchetti a Milano.
Il capoluogo lombardo non sarebbe la prima città – in Italia e nel mondo – a vietare le lockbox, uno dei sintomi di quel fenomeno noto da anni e chiamato “turistizzazione”. Poco tempo fa anche il prefetto di Roma aveva messo al bando i maxi lucchetti, seguendo gli esempi di altre città come New York o Edimburgo. Chissà se il problema si presenterà – o magari qualche lettore già lo ha notato? – anche a Bari. Il capoluogo pugliese ormai da anni vede aumentare il numero di turisti che lo scelgono, anche solo come punto d’appoggio per scoprire le altre meraviglie della regione. A fine marzo è stato il sindaco Decaro a dare qualche numero: “Dal 1 gennaio a oggi sono quasi 250 mila le presenze a Bari, 96 mila solo nel mese di marzo”, ha scritto su Facebook. Di conseguenza stanno aumentando in città le strutture extraricettive di diverso tipo: quelle di lusso, gli affittacamere, e anche i B&b e le case vacanza in zone periferiche. Ma è il centro storico, Bari vecchia, la zona che più potrebbe risentire dell’eventuale invasione dei maxi lucchetti: è recente la notizia della strada della città vecchia in cui il numero di abitazioni a uso turistico è praticamente pari a quello delle abitazioni per residenti. Immaginatevi i candidi vicoli di Bari vecchia deturpati dal grigiume delle lockbox e scacciate immediatamente eventuali pensieri su quanto questi lucchetti potrebbero durare, prima di essere violati da vandali o malintenzionati. Un consiglio? Evitiamo proprio che compaiano: meglio i cari, vecchi lucchetti degli innamorati.







