Nuovo appuntamento con la rubrica di Telebari ‘Se Milano avesse il mare’, per raccontarvi il legame tra le due città e tante storie di ‘emigrati’ baresi nel mondo. Se avete segnalazioni, potete scrivere all’indirizzo mail redazione@telebari.it , specificando nell’oggetto il nome della rubrica ‘Se Milano avesse il mare’, o contattarci tramite Messenger.
Quando ero piccolo, l’edicola di Vito, all’angolo tra via Giulio Petroni e Petraglione, era parte integrante del mio paesaggio urbano. Me la ricordo, piccola eppure maestosa. Il chiosco metallico era dipinto di celeste, anche se il colore praticamente svaniva dietro l’enorme quantità di albi, gadget colorati, giornali di ogni tipo che traboccavano da quella piccola casetta metallica. L’edicola di Vito era una tappa fissa la domenica mattina, dopo la Messa, per comprare “Il Giornalino”: che ricordi la moviola di Giovetti, attesa spasmodicamente ogni settimana! Crescendo, l’edicola divenne il touchpoint (come si dice oggi nel marketing) per altri acquisti: le figurine dei calciatori Panini, Topolino, poi le prime raccolte a fascicoli della De Agostini con cui mi riempivo la stanzetta di cianfrusaglie di ogni tipo (per la gioia di mia madre). E infine, da studente, arrivò anche il momento dei quotidiani e dei settimanali più seri.
Purtroppo qualche anno fa Vito, che ogni volta mi accoglieva con un sorriso un po’ malinconico e gli occhi benevoli dietro i suoi occhiali, si è ammalato ed è morto. E la sua edicola, da un giorno all’altro, è stata rimossa, lasciando in me – e non solo in me – un senso di vuoto. Quando torno a Bari quell’angolo di strada, prima occupato dal suo chiosco, mi sembra così spoglio, senza più alcuna funzione. Racconto questo aneddoto perché mi è tornato in mente negli ultimi giorni, per via di alcune storie analoghe che uniscono Bari a Milano (e in realtà a molte altre città). Non è una novità: le edicole stanno scomparendo. Gli ultimi casi a Bari vedono protagonista il chiosco di largo Ciaia, mentre a Milano tra febbraio e marzo il Comune ha rimosso otto edicole che erano chiuse da tempo ed erano diventate addirittura causa di degrado: sono arrivate le ruspe e le hanno abbattute, senza troppi fronzoli.
D’altronde nessuno vuole più fare il giornalaio. Unioncamere, all’inizio di quest’anno, ha reso noto un dato emblematico: sono quasi 2.700 le edicole che hanno chiuso in Italia negli ultimi 4 anni. Né Milano né Bari se la passano bene: dal 2019 al 2023 la provincia milanese ha perso 129 rivendite di giornali (meno 11,9%), mentre nel Barese ne sono scomparse 36, un calo del 12,6%. Le cause di questa ecatombe sono note: purtroppo in Italia si legge sempre meno e si comprano sempre meno giornali. E la crisi del giornalismo e dell’editoria trascina con sé anche il mestiere del giornalaio. “Quando un’edicola resta chiusa – aveva detto il sindaco Decaro in un’intervista di qualche tempo fa – si spegne una luce su una strada e sicuramente si impoverisce un quartiere”. Ci dovremo quindi abituare a vedere Milano, Bari e altre nostre città sempre più buie e impoverite? Alcuni tentativi di invertire la rotta ci sono. Come l’idea di far diventare le edicole degli avamposti comunali, dove poter richiedere anche certificati anagrafici e sbrigare altre pratiche. O la progressiva apertura degli edicolanti ad altri servizi, come diventare punti di ritiro e spedizione per acquisti online (come ad esempio Amazon o Vinted). Non sempre però questo funziona, come nel caso dell’edicola di largo Ciaia, anche per via di normative non sempre flessibili per quanto riguarda la destinazione d’uso.
Altri piccoli segnali di speranza, che inducano a vedere la classica “luce in fondo al tunnel”, arrivano qui da Milano. Il primo è Quotidiana, un network di edicole di nuova generazione che non vendono solo i giornali, ma anche altri prodotti e servizi, e che si prestano anche per eventi culturali o iniziative promozionali per altri brand. In alcuni casi, ad esempio, i chioschi di Quotidiana a Milano sono diventati dei pop-up store: negozi temporanei, dal look accattivante e di impatto, allestiti in occasione del lancio di particolari prodotti o per promuovere brand o campagne vendita. Quotidiana fa parte della Finedi, riconducibile al giovane imprenditore (classe 89) Edoardo Filippo Scarpellini. La sua è una società benefit, che persegue cioè per statuto non solo obiettivi di business, ma anche finalità di beneficio comune con risvolti sociali e ambientali. Questa particolare attenzione alla responsabilità sociale di impresa alimenta la speranza che il network di Quotidiana – che conta ad oggi 22 edicole a Milano e 1 a Torino – possa effettivamente riuscire a salvare i chioschi dalla definitiva scomparsa.
Il secondo esperimento di cui sono a conoscenza a Milano non è ancora partito ufficialmente, ma lo farà molto presto (forse a metà aprile?). Nello storico quartiere di Lambrate, lì dove un tempo venivano prodotte la Lambretta e la Innocenti, alcuni abitanti del quartiere hanno rilevato un’edicola chiusa da tempo, in via Conte Rosso. L’idea di questo gruppo di amici, che sui social potete trovare sotto il nome di AEdicola, è ancora più radicale rispetto a quella di Quotidiana: vogliono provare a rilanciare quello che definiscono uno “storico presidio di zona” con la cultura, la creatività, l’innovazione sociale e i giornali. Niente “birrette” insomma, niente cibo. AEdicola, tra i cui fondatori c’è anche lo storico cantante dei Casino Royale, Alioscia Bisceglia, punterà sulle riviste, i manga, i fumetti, i libri delle librerie e delle case editrici indipendenti. La loro idea è di aprire l’edicola al quartiere, trasformandola anche in una residenza artistica. “Può sembrare un’utopia, è solo una prova di resistenza”, hanno scritto in uno dei loro ultimi messaggi su Instagram. La speranza di tutto il quartiere è che la loro utopia divenga realtà, magari da esportare e imitare anche in altre zone di Milano, di Bari e di tutta Italia.







